inserito 06/10/2006

Michael O'Neill
Who's Bad Now
[Sleeping Trout Music 2006]



I titoli di alcune delle canzoni di quest'ultimo cd a firma Michael O'Neill non lasciano dubbi sulla rilevanza che l'orgoglio texano possa avere sulla musica, e pezzi come Cowboy Ride o l'inequivocabile Austin parlano chiaro: Michael O'Neill è un altro eroe del Lone Star State, dove si dice che nella sola città in questione si possa vivere di musica pur non avendo mai avuto sbocchi sui grandi palchi internazionali o contratti milionari; perché la musica stessa, che in fondo si respira a pieni polmoni in ogni angolo della metropoli o del vastissimo Texas, sembra che abbia ossigeno per tutti quanti, o quasi. Così è, sebbene lo stesso O'Neill una qualche fama oltre il gran calderone musicale suddetto l'abbia pur raggiunta, veterano del music business che ha lavorato con gente come Stevie Ray Vaughan (che d'altra parte, ha reso noto il Texas-blues oltre i confini dello stato). E adesso per O'Neill tocca alla sua musica, che non distoglie l'attenzione dalle buone vecchie dodici battute innestandone gli stilemi su più larghe forme di roots-rock, cantate nei canoni più prossimi alla tradizione di provenienza e con una punta di innato patriottismo, dagli stereotipati accenti del country più classico che mai si possa ascoltare a casa. E non è il caso di Austin, traccia centrale del disco che par quasi un rock rubato agli ZZ Top, per via di suoni chiaramente anni ottanta e i toni da roadhouse. No, parliamo piuttosto di brani come la ballata western di I Don't Remember, più vicina allo stile di Hank Williams, o la già citata Cowboy Ride sussurrata negli umori del più recente alternative- country, tra pedal-steel e violino. Dixie Chicken è poi una cover dei Little Feat che sa di southern, mentre nella decina di solchi riservati da questo Who's Bad Now vanno conservando un posto particolare le atmosfere della nostalgica River to the Sea per l'ora che volge al declino, e la successiva Better, acustica e intimista, ma i cui toni rimandano ai primi raggi di sole nel risveglio mattutino. Come si era aperto allora, sulla versione di un'aggressiva title-track a piena rotazione della band, sulle tracce della stessa in versione acustica si chiude il tessuto circolare di un album discreto, seppur alle volte però, non sempre originale.
(Matteo Fratti)

www.michael-oneill.com


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